Forfettario o ordinario: la differenza è 6.400€

· di Amministrazione CDI



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Marta Ferretti gestisce un piccolo centro estetico a Brescia. Fattura 28.000 euro all’anno, lavora sei giorni su sette, e fino al 2023 era in regime ordinario. Pagava commercialista, IVA trimestrale, registri contabili complessi. Netto a fine anno: poco più di 13.000 euro. Poi ha cambiato regime. Oggi, con lo stesso fatturato, porta a casa circa 19.500 euro netti. La differenza? Ha scelto il regime forfettario — e quella scelta vale, nel suo caso, oltre 6.000 euro in più ogni anno. Il concetto di regime forfettario imprenditrice scelta non è teoria: è una decisione fiscale concreta che cambia quanto ti rimane in tasca a dicembre.

Regime forfettario: come funziona davvero e perché conviene a molte imprenditrici locali

Il regime forfettario è regolato dalla Legge 190/2014, aggiornata dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), che ha alzato il tetto dei ricavi a 85.000 euro annui. Sotto quella soglia, puoi accedere a un sistema fiscale molto più semplice di quello ordinario.

Ecco come si calcola l’imposta. Non paghi il 15% su tutto quello che incassi. Paghi il 15% su una base imponibile ridotta, calcolata applicando un coefficiente di redditività al tuo fatturato. Per le attività di servizi alla persona — estetiste, parrucchiere, artigiane del benessere — il coefficiente è il 67%. Per il commercio al dettaglio scende al 40%. In pratica, su 30.000 euro di fatturato da servizi, la base imponibile è 20.100 euro, e l’imposta sostitutiva è circa 3.015 euro. Non devi registrare le fatture di acquisto, non applichi l’IVA, non fai liquidazioni trimestrali.

I contributi previdenziali restano dovuti — INPS artigiani e commercianti o Gestione Separata a seconda dell’attività — ma anche qui esiste una riduzione del 35% per chi è in forfettario e ne fa richiesta. Secondo i dati Confartigianato Donne Impresa, oltre il 60% delle imprenditrici artigiane under 55 che ha scelto il forfettario dichiara una riduzione del carico fiscale complessivo superiore al 25% rispetto al regime ordinario.

Il regime forfettario conviene quando i tuoi costi reali sono contenuti. Se affitto, utenze, fornitori e materiali non superano il 30-35% del fatturato, il forfettario quasi certamente ti lascia più soldi in tasca. Se invece i costi superano il 40% dei ricavi, il confronto va fatto con attenzione insieme a un professionista.

La scelta giusta: quando il regime forfettario non è la risposta per tutte

Il limite più importante del forfettario è uno solo: non puoi dedurre i costi reali. Affitto del negozio, bollette, attrezzature, telefono — tutto questo non abbatte la base imponibile. Il sistema lavora con un coefficiente fisso, non con i tuoi numeri reali. Per un’estetista con costi di gestione bassi, questa semplificazione è un vantaggio netto. Per una titolare di un bed and breakfast con costi strutturali alti — personale, utenze, manutenzione — la matematica può cambiare.

Ci sono anche altri limiti di accesso. Non puoi essere in forfettario se nell’anno precedente hai sostenuto spese per collaboratori o dipendenti superiori a 20.000 euro lordi, o se partecipi a società di persone o srl con controllo diretto. I dettagli completi sono sul sito dell’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata al regime forfettario (circolare n. 9/E del 2019 e aggiornamenti successivi).

Cosa puoi fare entro 24 ore per capire se conviene a te

  • Prendi l’estratto conto del tuo ultimo anno e somma tutti i costi fissi dell’attività: affitto, utenze, forniture, commercialista.
  • Dividi quella cifra per il fatturato totale. Se il risultato è sotto 0,35 (cioè i costi sono meno del 35% dei ricavi), il forfettario vale la pena di approfondire.
  • Vai sul sito della Camera di Commercio della tua provincia: molte sedi offrono uno sportello gratuito di orientamento fiscale per le imprenditrici locali, senza prenotazione.
  • Scarica il foglio di calcolo gratuito dell’Agenzia delle Entrate per il confronto tra regimi fiscali — si trova nella sezione “Regime forfettario” del portale ufficiale.
  • Se hai già un commercialista, chiedigli esplicitamente: “Con i miei numeri attuali, quanto risparmio passando al forfettario?” È una domanda legittima e la risposta deve essere in euro, non in percentuali astratte.

Domande frequenti

Posso passare al regime forfettario in qualsiasi momento dell’anno?

Il passaggio al regime forfettario avviene di norma all’inizio dell’anno fiscale, non nel mezzo. Se vuoi cambiare regime, devi comunicarlo all’Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio dell’anno in cui intendi applicarlo — o al momento dell’apertura della partita IVA, se sei all’inizio. Aspettare significa perdere un anno intero di vantaggio fiscale.

Se supero gli 85.000 euro di fatturato, cosa succede?

Se superi la soglia degli 85.000 euro in corso d’anno, esci dal forfettario dall’anno fiscale successivo. Se superi i 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita è immediata e devi applicare l’IVA già dalle fatture emesse dopo il superamento della soglia. La soglia è stabilita dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e non è stata modificata nella Legge di Bilancio 2025.

Il regime forfettario imprenditrice scelta vale anche per chi lavora da casa?

Sì, il regime forfettario si applica indipendentemente dal luogo in cui svolgi l’attività — negozio, studio, domicilio o spazio condiviso. Quello che conta è la natura dell’attività e il rispetto dei limiti di fatturato e dei requisiti di accesso previsti dalla Legge 190/2014. Non ci sono vincoli legati alla sede fisica.

In sintesi

La differenza tra regime forfettario e ordinario non è un dettaglio contabile: può valere migliaia di euro netti ogni anno. Ecco le quattro azioni chiave da ricordare:

  • Calcola il rapporto tra i tuoi costi reali e il fatturato: se stai sotto il

    Fonti: Agenzia delle Entrate, Confartigianato Donne Impresa, Camera di Commercio Italia


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