In breve: Offrire uno sconto, un omaggio o un vantaggio in cambio di una recensione non è ammesso: lo vietano le norme di Google, che valgono per tutte le attività, e le recensioni incentivate vengono rimosse. Per ristorazione, strutture turistiche e attrazioni turistiche c’è in più una legge, in vigore dal 7 aprile 2026. Puoi chiedere una recensione, e farlo bene: quello che non puoi fare è pagarla.
Hai finito un lavoro, la cliente è contenta e ti viene la frase più
naturale del mondo: «se mi lasci una recensione, la prossima volta ti faccio uno
sconto». Sembra un pensiero gentile, e per mesi su questo Magazine l’abbiamo
scritto come se fosse una strada percorribile. Non lo è, e preferiamo dirlo
chiaramente: quella frase mette a rischio la tua scheda e, da aprile, è anche
fuori legge.
Perché uno sconto in cambio di recensione non è ammesso?
Perché la recensione, per valere, deve essere il racconto di un’esperienza e non
il prezzo di uno sconto. Le norme di Google sui contenuti dei
contributi lo dicono senza giri di parole: non è consentito offrire incentivi
— denaro, sconti, beni o servizi gratuiti — in cambio della pubblicazione di una
recensione, della sua modifica o della rimozione di una recensione negativa. Le
recensioni incentivate vengono rimosse da Maps.
Non è una regola di stile: è il contratto che accetti quando usi la scheda. E
la rimozione non riguarda solo la singola recensione, perché Google interviene
anche sui profili che manipolano le valutazioni.
La legge del 2026 vale anche per la tua attività?
Dipende da cosa fai, e va detto con precisione. L’articolo
18 della legge 11 marzo 2026, n. 34 limita il Capo IV «Lotta alle false
recensioni» a tre categorie: le imprese della ristorazione, le strutture del
settore turistico situate in Italia — comprese quelle ricettive e termali — e
qualunque forma di attrazione turistica offerta in Italia. Se hai un ristorante,
un B&B, un agriturismo o gestisci un’attrazione, quella legge ti riguarda. Se
hai un salone, uno studio di consulenza o un negozio, no.
Per chi ci rientra, l’articolo 19 stabilisce che la
recensione non è lecita quando è frutto di sconti, benefici o altre utilità
offerti o promessi dal fornitore o dai suoi intermediari. Lo stesso articolo
chiede altre tre cose: che la recensione arrivi non oltre trenta giorni
dall’utilizzo del prodotto o dalla fruizione del servizio, che corrisponda alla
tipologia del prodotto o alle caratteristiche della struttura, e che una
recensione presentata come «verificata» provenga davvero da una persona che ha
usato quel servizio.
Per tutte le altre attività la conclusione pratica non cambia:
il divieto arriva dalle norme di Google, che valgono su ogni scheda e non
dipendono dal settore.
C’era già, prima, una regola generale: il Codice del
consumo, all’articolo 23, considera ingannevole inviare — o far inviare da
altri — recensioni false o falsi apprezzamenti per promuovere un prodotto, e
dichiarare che le recensioni vengono da chi ha davvero comprato senza prendere
misure ragionevoli per verificarlo.
Cosa rischi davvero, in concreto?
Il rischio più immediato non è la sanzione: è perdere le recensioni che hai
raccolto. Google rimuove quelle incentivate, e con loro se ne va la media che
avevi costruito. Il secondo rischio è reputazionale e lo conosci meglio di
chiunque: in un paese o in un quartiere, «le recensioni le paga» è una frase che
gira in fretta.
Sul piano sanzionatorio la materia è delle autorità di vigilanza e dei
tribunali, e dipende dal caso concreto: qui ci fermiamo e ti diciamo di parlarne
con il tuo commercialista o con un legale prima di impostare una promozione che
tocca le recensioni. Non è un parere legale, è un orientamento.
Cosa è una recensione lecita, allora?
Una recensione lecita è il racconto spontaneo di chi ha usato davvero il tuo
prodotto o il tuo servizio, scritto di sua iniziativa e senza nessun vantaggio
ricevuto o promesso in cambio. Puoi chiederla, puoi ricordarla, puoi rendere
facilissimo lasciarla. Non puoi comprarla, nemmeno con un caffè.
La differenza sta tutta in cosa offri: se offri attenzione e un collegamento
diretto, stai chiedendo; se offri un vantaggio, stai pagando.
Come chiedere una recensione senza offrire niente in cambio
Il momento giusto è subito dopo il risultato, quando la soddisfazione è
fresca. Il modo giusto è una richiesta breve, personale e senza condizioni, con il
collegamento diretto alla tua scheda: meno passaggi ci sono, più persone
arrivano in fondo.
| Situazione | Non si può | Si può |
|---|---|---|
| Dopo il servizio | «Lascia una recensione e hai uno sconto sul prossimo» | «Se ti è piaciuto, mi aiuti molto con due righe qui» |
| Recensione negativa | Offrire un omaggio per farla togliere | Rispondere pubblicamente e sistemare il problema |
| Clienti storici | Un buono a chi ne scrive una | Un messaggio personale, uno per volta, con il collegamento |
| Chi non ha comprato | Far scrivere amici e parenti | Niente: senza esperienza non c’è recensione lecita |
Cosa puoi fare da sola, già questa settimana
- Togli ogni promessa di sconto dai tuoi messaggi e cartelli.
Cerca le parole «sconto», «omaggio» e «recensione» nella stessa frase: dove le
trovi insieme, riscrivi. - Prendi il collegamento diretto alla tua scheda. Serve a
ridurre i passaggi: ne abbiamo parlato in
Scheda
Google: la vetrina gratuita che non scade. - Scrivi una richiesta tua, in dieci parole. Senza condizioni,
senza «buona recensione»: chiedi un’opinione, non un voto. - Chiedila entro trenta giorni dal servizio. È il termine che
la legge indica per considerarla lecita, e coincide con il momento in cui la
cliente ricorda i dettagli. - Rispondi a tutte, anche alle negative. Una risposta calma
vale più di dieci recensioni comprate, e resta visibile a chi legge. - Controlla la tua scheda. Se è incompleta, le recensioni
arrivano a una vetrina spenta:
aggiungi
orari e foto alla tua scheda Google prima di chiedere.
Il Circuito Donne Imprenditrici, la community fondata da Giorgia Bonotto per le
donne che fanno impresa in Italia, raccoglie imprenditrici che su questo tema si
sono già scontrate con un cliente deluso o con una recensione sparita: confrontarsi
prima costa meno che rimediare dopo.
Domande frequenti
Posso offrire uno sconto a chi mi lascia una recensione?
No. Le norme di Google vietano di offrire incentivi come denaro, sconti, beni o
servizi gratuiti in cambio della pubblicazione di una recensione, e questo vale per
qualunque attività. Se lavori nella ristorazione o nel turismo, l’articolo 19 della
legge 11 marzo 2026, n. 34 aggiunge che una recensione frutto di sconti o benefici
promessi dal fornitore non è lecita. Puoi chiederla, non comprarla.
E se lo sconto lo dichiaro apertamente nel messaggio?
Dichiararlo non lo rende ammesso. Il divieto riguarda il fatto di offrire o
promettere un vantaggio in cambio della recensione, non il modo in cui lo comunichi.
La trasparenza serve in altri casi, per esempio quando un contenuto è una
collaborazione commerciale, ma non trasforma una recensione incentivata in una
recensione lecita.
Posso chiedere a una cliente di togliere una recensione negativa?
Puoi rispondere, chiarire e risolvere il problema: se la cliente decide da sola
di aggiornarla, è una sua scelta libera. Quello che non puoi fare è offrire un
omaggio, uno sconto o un rimborso in cambio della rimozione o della modifica: le
norme di Google lo vietano esplicitamente, insieme agli incentivi per pubblicarla.
Entro quando va lasciata una recensione perché sia valida?
Per ristorazione, strutture turistiche e attrazioni turistiche l’articolo 19
della legge 11 marzo 2026, n. 34 indica trenta giorni dalla data di utilizzo del
prodotto o dalla fruizione del servizio, e precisa che dopo due anni dalla
pubblicazione la recensione non è più lecita per mancanza di attualità. Fuori da
quei settori non c’è un termine di legge, ma la recensione fresca resta la più
credibile. Per il tuo caso parlane con un professionista.
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